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Leadership Emotiva: cos è e come esercitarla da remoto

Da anni si parla del paradigma della leadership emotiva come del modello di leadership del futuro.

Si può dire che tutto il dibattito sia iniziato a seguito della pubblicazione del libro “Intelligenza Emotiva” da parte di Daniel Goleman.

Con questo libro, infatti, per la prima volta Goleman ha messo in discussione i paradigmi razionali del pensiero. Mettendo a fuoco come non mai l’importanza delle componenti emotive nei vari ambiti della nostra vita.

Fattori come l’autocontrollo, la perseveranza, l’empatia e l’attenzione agli altri sono saliti fortemente alla ribalta. In una sola espressione, l’intelligenza emotiva appunto.

Da quel momento di circa 10 anni fa, è iniziato il dibattito sull’importanza di dare potere alle emozioni anche in luoghi più o meno formali come i posti di lavoro.

Così, a distanza di un paio d’anni da quel primo libro, Goleman pubblicò un’altra opera, destinata a cambiare i paradigmi della leadership: “Leadership Emotiva“.

Goleman con il suo libro si pose l’obiettivo di spiegare ai leader del futuro come gestire gli stati d’animo dei loro collaboratori. Con l’idea di imparare a guidare gli altri anche nei momenti più difficili, raggiungendo gli obiettivi senza rinunciare a realizzarsi e a crescere.

Ancora una volta Goleman fece centro e dopo quella pubblicazione iniziò il dibattito sulla leadership emotiva e sull’importanza dei leader emotivi per la società moderna.

Già ai tempi si parlava di gestione nelle situazioni difficili e di crisi. Nessuno si poteva immaginare quello che sarebbe successo nell’annus horribilis 2020!

La pandemia da coronavirus, i lockdown più o meno rigidi, lo smartworking forzato.

La nostra vita è cambiata ed è cambiato, e cambierà, il nostro modo di lavorare. Il futuro del lavoro è completamente da ridisegnare.

La situazione vissuta ha messo in evidenza non solo la necessità di avere leader emotivi, che sappiano gestire le loro e le altrui emozioni. Ma che, difficoltà nella difficoltà, lo sappiano fare da remoto.

A chilometri di distanza, attraverso uno schermo e un software di video comunicazione, ormai diventato fedele compagno di viaggio delle nostre giornate lavorative.

Ecco perché ho deciso di dedicare un articolo su che cos è la leadership emotiva e su come imparare ad esercitarla da remoto.

Molti degli spunti che troverai in questo articolo sono stati forniti dall’episodio del podcast di cui è stato ospite Samuel Lo Gioco, esperto di leadership e gestione remota di team.

A questo punto non mi resta che augurarti buona lettura! 😉

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Leadership Emotiva: cosa si intende esattamente

Potremmo definire la leadership come un processo teso a motivare le persone e mobilitare le risorse per raggiungere obiettivi comuni.

I leader definiscono la visione, la direzione e guidano il gruppo nel percorrerla attraverso il raggiungimento di obiettivi lungo il percorso.

Con questa premessa, sì capisce facilmente come adottare un approccio “emotivo” nei processi di leadership possa risultare un elemento significativo per il raggiungimento degli obiettivi.

D’altra parte, l’umore o le emozioni di un leader hanno un effetto sul team per quello che è il meccanismo del “contagio emotivo”.

Chi è ottimista può influenzare il proprio team in modo positivo instillando una visione positiva. Ad esempio, un leader carismatico può ispirare sentimenti di fiducia nella capacità di un gruppo di raggiungere obiettivi stimolanti.

Ancora, i team guidati da leader di umore positivo hanno sentimenti più positivi l’uno verso l’altro rispetto ai gruppi con leader che esprimono il contrario.

Se ci pensi bene, anche le espressioni pubbliche dell’umore influenzano il modo in cui i membri del team pensano e agiscono. Sia rispetto ai propri compiti che nelle relazioni gli uni verso gli altri.

Ad esempio, la dimostrazione di emozioni positive come felicità o soddisfazione favoriscono un clima sereno e produttivo.

Ed è qui che entra in gioco l’importanza dell’intelligenza emotiva. La leadership emotiva, infatti, non è nient’altro che una leadership esercitata da un leader dall’innata intelligenza emotiva. 😉

L’intelligenza emotiva si può definire come la capacità di identificare, valutare e controllare le emozioni di se stessi, degli altri e dei team di lavoro.

Un buon leader emotivo dovrebbe avere quattro abilità emotive chiave: percezione, utilizzo, comprensione e gestione.

Vediamole brevemente:

  • Percepire le emozioni. Si tratta della capacità di rilevare e decifrare le emozioni in volti, immagini, voci delle persone. La percezione delle emozioni rappresenta un aspetto fondamentale dell’intelligenza emotiva, poiché rende possibili tutte le altre elaborazioni delle informazioni emotive.
  • Usare le emozioni. E’ la capacità di sfruttare le emozioni per facilitare varie attività cognitive, come il pensiero e la risoluzione dei problemi. Le persone emotivamente intelligenti possono sfruttare appieno i loro cambiamenti di umore in base al compito da svolgere.
  • Comprensione delle emozioni. Si tratta della capacità di comprendere il linguaggio emotivo. Ad esempio, la comprensione delle emozioni include la capacità di essere sensibili a lievi variazioni tra le emozioni. Così come la capacità di riconoscere e descrivere come le emozioni si evolvono nel tempo.
  • Gestire le emozioni. La capacità di regolare le emozioni sia in noi stessi che negli altri. La persona emotivamente intelligente può sfruttare le emozioni, anche quelle negative, e gestirle per raggiungere gli obiettivi prefissati.
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Uno dei leader emotivi universalmente riconosciuto: Barack Obama (Foto di janeb13 da Pixabay)

Leadership Emotiva: arriva dal basso e rifugge la gerarchia

La leadership emotiva è sicuramente diversa dalla leadership “tradizionale”, quella che alcuni definiscono posizionale.

Il dibattito per stabilire le differenze tra capo e leader ogni tanto torna alla ribalta.

Non c’è grossa discussione, però, sul fatto che fino a qualche tempo fa essere leader significava avere una posizione di potere. Era una leadership che arrivava dall’alto, imposta per ruolo. Non si trattava di qualcosa di guadagnato, ma di assegnato.

Sono convinto che esistano ancora posti di lavoro dove il modello di leadership applicato continui ad essere quello posizionale.

Invece, la leadership emotiva è una leadership che viene acquisita e concessa dalle persone. Si dice che arriva dal basso perché sono gli altri – i tuoi colleghi, i tuoi collaboratori – ad assurgerti a leader.

Il vero leader emozionale è quello che ha la capacità di condurre, di saper essere una guida nel percorso che porterà il singolo individuo al meglio delle sue capacità e dell’espressione del suo potenziale.

E il vero leader emozionale capisce anche che la gerarchia aziendale non ha e non può più avere la stessa rigidità che aveva fino a qualche tempo fa.

La gerarchia richiama una struttura verticale dove decide chi sta a capo e gli altri eseguono.

I nuovi paradigmi vogliono che anche la struttura aziendale sia sempre più fluida, si muova in orizzontale. Tutti fanno parte del team e tutti devono assumersi il proprio pezzo di responsabilità.

E proprio la capacità di delegare, di confrontarsi, di interagire con il team sono alcune delle caratteristiche di un buon leader emotivo.

Continua nella lettura per scoprirne altre!

Leadership Emotiva: le caratteristiche di un buon leader emotivo

L’importanza del coinvolgimento dei collaboratori

Ora che abbiamo chiarito cosa si intende per leadership emotiva, veniamo alle caratteristiche che dovrebbe avere un buon leader emotivo nella gestione del proprio team.

Forse la cosa più importante che rende i team vincenti (perché motivati) è l’elevato grado di coinvolgimento dei propri membri. Coinvolgimento nel progetto, nella visione condivisa dal leader. Che porta poi al raggiungimento degli obiettivi fissati.

Da questo punto di vista, quindi, un buon leader emotivo dovrebbe:

#1 – Creare un gruppo dove tutti si sentono partecipi

Un leader emotivo, comprendendo le emozioni dei propri collaboratori, dovrebbe essere in grado di far sentire ciascuno di loro parte integrante del gruppo.

Nessuno dovrebbe essere lasciato indietro, con la consapevolezza che ogni persona è unica. Nei suoi pregi e nei suoi difetti.

Un buon leader non dovrebbe avere preferenze ma essere in grado di stimolare ciascun componente del team. Potenziando i punti di forza e migliorando le aree di debolezza di ognuno.

E’ compito del leader creare un ambiente armonico dove ciascun membro del team si senta al sicuro e non minacciato.

Questa armonia porterà ogni elemento del gruppo ad esprimersi al massimo delle proprie possibilità, elevando le prestazioni di tutto il gruppo!

#2 – Saper comunicare

Questa è decisamente una capacità strategica per tutti i leader di oggi, soprattutto in un periodo come quello post pandemia.

Un leader che non sa comunicare, o che comunica nel modo sbagliato, semplicemente non può essere un leader. E non verrà riconosciuto come tale da parte dei suoi collaboratori.

Un buon leader emotivo ha una comunicazione empatica, coinvolgente. Parla al plurale piuttosto che al singolare.

Ed è in grado di fare storytelling per raccontare al suo team l’importanza della visione comune e degli obiettivi che ne derivano.

La comunicazione è fondamentale anche per l’operatività quotidiana. Soprattutto in un contesto remoto, è importante che obiettivi e istruzioni siano comunicate chiaramente.

Frequenti scambi di feedback sono utili a verificare che si sta “parlando la stessa lingua” con i propri collaboratori e che si è tutti allineati verso l’obiettivo comune.

3 – Mettere tutti allo stesso livello

Questa caratteristica della leadership emotiva richiama un po’ la prima, e cioè l’importanza di rendere tutti i componenti del team partecipi.

Per farlo, è importante che tutti i membri si sentano importanti e trattati dal leader allo stesso modo. Senza preferenze.

Ovviamente, ogni individuo è unico: il compito del leader è quello di sfruttare le caratteristiche di ciascuno per livellare le prestazioni verso l’alto. O, quantomeno, riuscire a tirare fuori il massimo delle possibilità da ogni componente del team.

Le caratteristiche personali di un buon leader emotivo

Dopo aver raccontato dell’importanza del coinvolgimento di tutti in una visione comune ai fini di ottenere risultati straordinari, veniamo alle caratteristiche personali di un buon leader emotivo.

Per essere in grado di esprimere una vera leadership emotiva, un buon leader emotivo dovrebbe:

4 – Sapersi mettere in discussione

Il buon leader emotivo non si sente mai arrivato. E’ umile ed è disposto a mettersi in discussione.

Non pensa di essere infallibile, è aperto ai feedback che gli arrivano dall’alto ma anche dall’interno del team.

Anzi, è il primo a stimolare feedback sinceri e costruttivi da parte dei propri collaboratori.

Non dà ordini, ma lascia spazio alla discussione aperta. Seppure gli rimanga l’autorità, riconosciutagli dal suo stesso team, di prendere le decisioni finali e tracciare la strada maestra.

5 – Stimolare una cultura dell’errore

Ecco uno degli aspetti fondamentali della leadership emotiva. Un buon leader emotivo dovrebbe stimolare una cultura dell’errore.

Significa che dovrebbe accettare un ambiente mediocre, dove i suoi collaboratori sbagliano di frequente? Ovviamente no!

Stimolare la cultura dell’errore significa spingere i propri collaboratori a uscire dalla loro zona di comfort. A responsabilizzarli, a delegare la sua stessa autorità di leader.

Solo in questo modo i membri del team si sentiranno liberi di sperimentare, di prendere decisioni, anche di rischiare in qualche modo.

In questo contesto, l’errore dovrebbe essere accettato come conseguenza di questa libertà.

In altre parole, il leader emotivo dovrebbe cercare di rendere tutti i collaboratori responsabili, permettendo alle persone di sbagliare.

Il leader ha la responsabilità ultima dell’errore ma deve cercare di non rendere l’errore invasivo. Quando una persona sbaglia, non deve essere giudicata per l’errore commesso.

In un contesto dove l’errore è demonizzato e chi sbaglia viene messo alla berlina, invece, nessuno si sbilancerà e si prenderà la responsabilità di “fare il passo più lungo della gamba”.

Viceversa, se il leader emotivo stimola una cultura dell’errore accetta che i suoi collaboratori possano sbagliare. Lo accetta con l’idea che l’errore possa essere poi analizzato per portare a una crescita dell’individuo e dell’intero team. E non venga più ripetuto, questo sì.

Perché, come si dice, sbagliare è umano ma perseverare è diabolico!

6 – Evitare di dare ordini, ma spiegare le decisioni

Un buon leader emotivo sa perfettamente che dare ordini, così come farebbe un “capo”, non porta a niente di buono per il team.

Dare ordini significa svalutare i collaboratori, rendendoli meri esecutori. Tutto il contrario del coinvolgimento di cui abbiamo parlato prima.

Piuttosto, per esprimere leadership emotiva è importante usare lo storytelling per raccontare perché un’attività deve essere fatta in un certo modo. Cosa comporterà quell’attività, le logiche anche di più alto livello che stanno dietro a una decisione.

E, soprattutto, evidenziare il valore che ogni singolo componente del team può portare a quell’attività.

L’importanza di creare un ambiente accogliente e stimolante

Veniamo ora alla capacità di un buon leader emotivo di creare un ambiente accogliente e stimolante per i propri collaboratori.

Da questo punto di vista, un buon leader emotivo dovrebbe:

#7 – Costruire una cultura basata sulla fiducia

Il leader non deve tradire mai la fiducia del suo team!

Sappiamo che per costruire fiducia, in qualsiasi tipo di rapporto, ci vuole un grande lavoro. Un lavoro fatto di tempo, pazienza e le mosse giuste.

Al contrario, per perderla basta un attimo, anche solo un piccolo errore o ingenuità. E una volta che la fiducia è persa, il rapporto è irrimediabilmente corrotto.

Perdere la fiducia anche solo di un componente potrebbe aprire una crepa che potenzialmente incrinerà tutta l’armonia del team.

Pertanto, è importante che il leader emotivo stia attento ai propri passi. Sia dentro che fuori l’azienda.

Perché se sei un leader dentro l’azienda, lo sei anche fuori. E viceversa.

In questo contesto, fa tanto anche la creazione di un ambiente dove chi chiede aiuto lo può fare serenamente, senza temere conseguenze.

Tornando a quanto dicevamo prima sulla cultura dell’errore, la leadership emotiva trova massima espressione in un ambiente dove chiedere aiuto è visto come segno di forza e non di debolezza.

#8 – Cercare di essere sempre disponibile

Un buon leader emotivo dovrebbe essere sempre disponibile nei confronti dei suoi collaboratori. Non tanto in termini temporali, ma di atteggiamento.

Cosa significa questo?

Che i membri del team non dovrebbero mai sentirsi intimoriti o in difetto nel rivolgersi al proprio responsabile.

Se così fosse, probabilmente c’è qualcosa che non sta andando nel verso giusto nelle dinamiche del team.

Anche a fronte di errori o imprecisioni, il buon leader emotivo non dovrebbe mai andare in escandescenze o lasciarsi andare a scatti d’ira. Dovrebbe piuttosto dimostrarsi comprensivo e far capire al suo collaboratore dove ha sbagliato e come fare a non ripetere in futuro lo stesso errore.

#9 – Sapere ascoltare

Questa abilità è decisamente tra i capisaldi della leadership emotiva.

Oggi, con tutti gli input ai cui siamo sottoposti continuamente, è diventato davvero difficile praticare quello che viene definito “ascolto attivo”.

Il mondo dei social ha mandato alla deriva la nostra capacità di ascolto. Diversi studi hanno dimostrato che la nostra soglia di attenzione è di 8 secondi, meno di quella di un pesce rosso.

Chiaramente, per essere preso sul serio come leader da parte dei tuoi stessi collaboratori, dovrai impegnarti a fare molto di più! 😉

Battute a parte, davvero la capacità di ascolto attivo è fondamentale per essere un buon leader.

Il che significa accogliere quello che ci viene detto. E farlo ascoltando in maniera neutra, senza pregiudizio (facile a dirsi meno a farsi!).

Un buon leader ascolta i propri collaboratori a 360°, su aspetti che riguardano il lavoro ma anche la vita privata.

Perché se una persona ha qualche problema nel privato, questo può impattare le sue prestazioni lavorative. Un ascolto proattivo del leader in questo senso potrebbe “salvare capra e cavoli”: aiutare il collaboratore nel privato, ripristinando i suoi livelli di performance.

Un ascolto attivo prevede anche la capacità di individuare i cosiddetti “segnali deboli”. Cioè, non aspettare che sia il collaboratore a esternare un’insoddisfazione, ma essere in grado di anticiparla cogliendo atteggiamenti, gesti e parole di insofferenza.

#10 – Creare un ambiente positivo

Ultima caratteristica, non certo per importanza, la capacità di creare un ambiente positivo. Per farlo, il leader deve essere sempre positivo e capace di seppellire la negatività.

Come ho scritto all’inizio di questo articolo sulla leadership emotiva, si parla molto spesso di “contagio emotivo”. Se il leader sorride, trasmette positività, tutto l’ambiente sarà positivo. Al contrario, se il leader è negativo e imbronciato, la sua negatività si estenderà a tutto il team.

Leadership Emotiva: come esercitarla da remoto

leadership emotiva

Arrivato fin qui dovrebbe esserti chiaro cos è la leadership emotiva e quali sono le caratteristiche di un buon leader emotivo.

Ora, nella parte finale di questo articolo vorrei raccontarti come tutto questo si adatta al nuovo contesto che la pandemia ci ha costretto a vivere da mesi a questa parte.

Esprimere la leadership emotiva – ed essere così un buon leader emotivo – è tutt’altro che facile. Ci sono molte sfaccettature da considerare per niente banali soprattutto all’aumentare della numerosità dei componenti del team.

A una sfida già ardua di base, si è aggiunta la situazione creata dalla pandemia che ha portato tutti noi ad abituarci a nuovi modi di lavorare. Perlopiù da remoto e con ansie e paure extra lavorative che non posso essere ignorate da un buon leader emotivo.

A questo punto la domanda sorge spontanea: come si può esercitare la leadership emotiva da remoto?

I princìpi raccontati fin qui rimangono tutti validi. Di sicuro, vanno considerati degli accorgimenti aggiuntivi per continuare a mantenere il team motivato e ingaggiato da remoto.

Quando si gestisce un team da remoto sono fondamentali precisione e organizzazione.

Il team si aspetta di essere condotto nell’operatività quotidiana, vista la mancanza dei momenti di confronto a cui si era abituati quando si stava tutti seduti a poche scrivanie di distanza.

Ecco allora alcune indicazioni utili per la gestione dell’operatività da remoto.

  • Fissare frequenti meeting di allineamento. Questo permetterà di comunicare costantemente con il team e tenerlo allineato su decisioni e strategie aziendali, in un momento dove la lontananza fisica potrebbe portare a sentirsi esclusi da tutto. Inoltre, è l’occasione per confrontarsi su aspetti utili a tutto il team, mantenendo quelle pratiche di condivisione più facili da adottare in presenza.
  • Nei meeting, fissare preventivamente e rispettare l’agenda degli argomenti da affrontare. Ci sta un momento di “cazzeggio” iniziale ma poi è importante stare sul pezzo e parlare esclusivamente dei temi della riunione. Come leader, parla per primo e racconta le cose che il team dovrebbe sapere, utili sia per la quotidianità del lavoro che in un’ottica più alta di strategia. Poi, fai un giro di tavolo (virtuale) e lascia che siano i componenti del team a condividere singole situazioni utili per tutti.
  • Utilizzare (e fare in modo che anche i collaboratori utilizzino) un metodo preciso, efficiente, logico. Seguire le cose da remoto non è affatto facile, soprattutto quando il team è numeroso. E’ importante che le informazioni vengano calate nel modo più preciso ed efficiente possibile. Analogamente, ciascun componente del team dovrebbe improntare il proprio lavoro su queste caratteristiche per evitare di perdersi pezzi. E se il suo modus lavorandi non è esattamente così, è qui che il leader dovrebbe intervenire a supporto.
  • Fornire feedback frequenti. La lontananza fisica potrebbe portare il leader a perdere il contatto con i propri collaboratori. Magari non ci si sente per giorni. Per evitare di creare un solco, è importante sentire spesso ogni membro del team. Anche solo per un saluto, un “come sta andando?”. Per la gestione dei compiti lavorativi, è importante che ci sia un frequente scambio di feedback. Questo aiuta la comunicazione e evita incomprensioni dovuti alla gestione remota.

Gestisci l’ansia e celebra i successi

Per concludere questo articolo sulla leadership emotiva, veniamo ad altri aspetti strettamente legati alla gestione di team da remoto.

Intanto, parliamo di come gestire l’ansia da prestazione (propria e dei componenti del team). Premesso che probabilmente ci si potrebbe scrivere un articolo ad hoc, l’idea di base è che se c’è ansia vuol dire che c’è la paura di sbagliare. Quindi qualcosa non torna rispetto a quanto raccontato poco fa rispetto alla creazione di un clima dove l’errore è accettato.

L’obiettivo e la capacità che deve avere un leader emotivo è quella di trasformare l’ansia in adrenalina. In voglia di fare, in voglia di raggiungere i risultati e non nella paura di fallire.

E’ importante che il leader sappia insegnare alle persone con cui collabora di diventare leader di se stessi. Un buon leader emotivo è capace di creare altri leader.

Discorso diverso se parliamo dell’ansia che potrebbe essere legata alla situazione contingente per la pandemia. Quindi preoccupazioni che possono esulare dagli aspetti lavorativi.

In questi casi il leader può essere di supporto al proprio collaboratore ma forse sarebbe utile, qualora i livelli di ansia e stress salgano oltre il normale, consigliare di rivolgersi a un professionista.

Molte aziende in periodo di pandemia hanno attivato degli sportelli ad hoc per le persone che sentono di vivere una difficoltà emotiva.

Un buon leader emotivo dovrebbe riconoscere i segnali deboli e suggerire al proprio collaboratore di rivolgersi ai canali giusti per ottenere aiuto. Senza che questo sia visto come segno di debolezza o qualcosa di cui vergognarsi.

Infine, in un contesto di lavoro da remoto, è importante che il leader si impegni più del solito a mantenere il team coeso e motivato.

Come può farlo?

Un aspetto fondamentale, soprattutto per i team che lavorano da remoto, riguarda l’attività di team building. Se c’è relazione tra le persone ci sarà anche un’ottima collaborazione nelle attività lavorative.

E’ importante creare dei momenti, se possibile in presenza altrimenti virtuali, in cui si fanno delle attività più ludiche. Dove curare la parte di relazione ricordando che il gioco è importante, unisce.

Un altro elemento fondamentale è la celebrazione. Festeggiare quando si ottiene un successo, quando si ottengono dei risultati.

Anche in questo caso sarebbe preferibile farlo dal vivo per rafforzare la relazione. Festeggiare con tutto il team per i traguardi raggiunti è una delle cose che rende il team più coeso e motivato in assoluto!

Leadership Emotiva: considerazioni finali

Siamo arrivati alla fine di questo articolo sulla leadership emotiva.

Come sempre, ti ricordo che se hai voglia di raccontarmi cosa ne pensi dell’articolo (o su qualsiasi altra cosa ti venga in mente), puoi scrivermi dal form che trovi nella pagina Contatti.

Prima di salutarci, ti riepilogo brevemente quello che abbiamo visto all’interno dell’articolo:

  1. Cos è la leadership emotiva. Abbiamo fatto un breve viaggio ripercorrendo le tappe che hanno portato alla definizione di leadership emotiva. Dalla nascita del concetto di intelligenza emotiva all’espressione della leadership emotiva il passo è breve. Un leader emotivo non è nient’altro che un leader dotato di grande intelligenza emotiva.
  2. Le caratteristiche di un buon leader emotivo. Abbiamo elencato le caratteristiche di un buon leader emotivo. Fondamentalmente, il leader emotivo è in grado di gestire il team tenendo in considerazione le emozioni sue e dei suoi collaboratori. Sono di vitale importanza una buona capacità comunicativa, positività e capacità di ascolto attivo
  3. Come applicare la leadership emotiva da remoto. Con la pandemia scoppiata nel 2020 il mondo del lavoro è cambiato forse definitivamente. Anche in futuro, il lavoro da remoto continuerà a farla da padrona e in questo contesto un buon leader emotivo deve essere in grado di non perdere la bussola e mantenere coeso e motivato il team anche a distanza.

Spero allora che questo articolo ti sia stato utile per capire cosa si intende per leadership emotiva e come si può esercitarla, soprattutto da remoto.

Ora, non ti resta che applicare i princìpi in esso contenuti!

Un saluto da Vins 😉

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