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Cambiare lavoro a 40 anni: i vantaggi di essere un Senior

Sei alla ricerca di consigli e strategie utili su come cambiare lavoro a 40 anni?

Pensi che dopo i 40 anni sia terribilmente difficile trovare lavoro e farsi preferire a competitors più giovani?

Ti è mai capitato di essere discriminato in una selezione di lavoro per via della tua età?

Se hai risposto di sì ad almeno una di queste tre domande, sei capitato nel posto giusto! 😀

Infatti, ho dedicato una puntata del podcast di Jobs ReAct a come cambiare lavoro quando si è Senior.

La definizione di Senior è un po’ ampia lo so. Ho deciso però di dedicare questo articolo ai quarantenni perché quella dei 40 anni rappresenta una soglia che nel mondo del lavoro fa un po’ paura.

Comunemente, si ha la tendenza a pensare che superati i 40 anni sia molto più difficile cambiare lavoro.

Si è in quella terra di mezzo dove si pensa di non essere tanto appetibili come quando si avevano 25-35 anni. Allo stesso tempo, probabilmente non si ha ancora l’esperienza giusta per ricoprire ruoli apicali in azienda.

Eppure, l’ospite della puntata del podcast che citavo poco fa ha cambiato lavoro ben 8 volte superati i 40 anni!

Tra poco te lo presenterò, ti racconterò la sua storia ma soprattutto scopriremo tecniche infallibili per cambiare lavoro a 40 anni!

Buona lettura! 😉

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Cambiare lavoro a 40 anni: la storia di David Buonaventura

Devi sapere che David Buonaventura è un signore con qualche anno di esperienza alle spalle. Vanta una carriera variegata e 13 cambi di azienda. 8 dei quali avvenuti dopo aver compiuto i 40 anni.

Non c’è che dire, lui sì che sa cosa vuol dire cambiare lavoro a 40 anni!

Soprattutto, nell’arco della sua carriera e nelle selezioni che ha affrontato, ha dovuto spesso vincere la concorrenza di persone più giovani e meno pagate di lui.

Qual è il suo segreto?

Vedremo nel corso dell’articolo tecniche e consigli per farsi preferire a profili più giovani e meno costosi. Ti anticipo che queste indicazioni ti convinceranno che cambiare lavoro anche se hai 40 anni (o più) non è così difficile come sembra.

Intanto però voglio raccontarti qualcosa in più sulla storia di David…

Sul finire degli anni ’80 era un giovane studente di ingegneria nelle sue Marche. Appassionato di informatica, il primo lavoro rappresenta subito un sogno che si avvera: entrare in IBM, allora la più grande e rinomata azienda del settore.

Ambizioso e visionario, dopo un anno si trasferisce a Milano ed entra in un altro colosso del mondo della tecnologia dell’epoca: Pioneer.

Da qui inizia una carriera brillante e in continua evoluzione, che lo porta ad attraversare diversi ruoli e aziende.

Tra un’esperienza e l’altra, il tempo passa per David che si ritrova alla soglia dei 40 anni ancora con una gran voglia di cambiare e dire la sua nel mercato del lavoro.

Ed è proprio cercando di cambiare lavoro a 40 anni che gli capita un episodio che sconvolgerà la sua vita professionale…

Cambiare lavoro a 40 anni: sei troppo vecchio per farlo?

Superati i 40 anni, come detto, David ha ancora voglia di essere protagonista nel mondo del lavoro ed è a caccia di nuovi stimoli.

Così, affronta un colloquio per una posizione che gli sembra proprio fare al caso suo. E’ convinto di avere l’esperienza e il know-how giusti per poter ottenere quel lavoro.

Come succede spesso, il processo di assunzione è curato da un’agenzia di ricerca e selezione del personale.

Niente di sconvolgente, gli è già capitato molte volte in passato. Così, David si prepara e affronta il colloquio con il giovane recruiter che segue la posizione per conto dell’azienda finale.

Il colloquio va alla grande!

David conferma di essere l’uomo giusto al posto giusto. Il recruiter stesso è entusiasta e non può credere di aver trovato la persona giusta dopo settimane di selezioni andate male.

David è convinto che il suo profilo sarà presentato presto all’azienda e, con un match così evidente, sarà una passeggiata ottenere il lavoro!

Finché, proprio verso la fine del colloquio, i due vengono interrotti dalla responsabile della selezione che invita il recruiter in uno spazio adiacente a quello in cui si stava tenendo il colloquio stesso.

E qui avviene il fattaccio…

David non può credere alle sue orecchie quando – nel silenzio dell’ufficio – sente la responsabile sussurrare al suo collaboratore di non perdere più tempo con lui perché “troppo vecchio per l’azienda”.

Così, il giovane recruiter torna nella stanza del colloquio e, con un po’ di imbarazzato, liquida David con il classico “le faremo sapere”.

A David crolla il mondo addosso…

E’ così difficile cambiare lavoro a 40 anni? E’ possibile essere considerati già troppo vecchi per il mercato del lavoro?

Cambiare lavoro a 40 anni: da “troppo” a “tanto”

Dopo il colloquio David è sconvolto e torna a casa scosso.

E’ possibile rassegnarsi a essere tagliati fuori dal mercato del lavoro a soli 40 anni? Cambiare lavoro a 40 anni può diventare una chimera?

Superato il momento di shock, David non si dà per vinto e invece di piangersi addosso decide di reagire.

Ripensa mentalmente a tutto il colloquio. Torna su quanto il recruiter aveva condiviso dell’azienda, senza mai citarne il nome.

Come un novello detective Poirot, David ricostruisce tutti i pezzi del puzzle. Mette insieme le informazioni che aveva raccolto e riesce a risalire al nome dell’azienda finale.

Qui arriva il colpo di genio…

Decide di rivolgersi direttamente all’azienda, bypassando qualsiasi ulteriore interlocutore.

Lo fa presentandosi con una lettera al Direttore Generale. Racconta perché lui sarebbe la persona giusta per quella posizione. Parla dei risultati che ha ottenuto, gli obiettivi che ha raggiunto. E corrobora il tutto con delle testimonianze.

Con suo grande stupore, il Direttore Generale lo contatta per un colloquio diretto!

Il colloquio va alla grande e David viene assunto!

Non solo, scopre che il paletto dell’età non era stato assolutamente fissato dall’azienda.

Praticamente, l’agenzia (o meglio, la responsabile della selezione) si era inventata questa limitazione. Evidentemente, mal interpretando la desiderata dell’azienda, il cui fine ultimo era trovare il candidato più adatto per quella posizione. Indipendentemente dall’età.

Il lieto fine della storia però non ha lasciato dormire sonni tranquilli al buon David.

Da quel momento ha iniziato una personalissima crociata per evitare che ad altri venisse riservato lo stesso trattamento riservato a lui.

Ha ideato una strategia per comunicarsi quando si è Senior che trasformi il “troppo” (“troppo vecchio”, “troppo qualificato”, “troppo costoso”) in “tanto”.

Scopriamola insieme…

Cambiare lavoro a 40 anni: come farlo nella pratica

cambiare lavoro a 40 anni

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Le due strategie di comunicazione che fanno la differenza

Dopo averti raccontato la storia di David Buonaventura che ha ispirato la scrittura di questo articolo, veniamo alla pratica su come fare a cambiare lavoro a 40 anni.

Intanto, la storia di David ci permette di riflettere sul fatto che gli intermediari che dovrebbero aiutarti a trovare un lavoro, a volte, non ti aiutano affatto!

Il caso di David è palese: l’agenzia aveva fissato un paletto sull’età completamente inventato. La tenacia di David lo ha portato a contattare direttamente l’azienda.

Ma pensa se così non fosse stato. Se si fosse rassegnato a quel NO, buttando via la possibilità di ottenere un lavoro per cui sapeva di essere adatto.

Scartare una persona a priori – magari una persona di talento o con esperienze straordinarie – è veramente assurdo.

Così facendo il danno è per tutti. Per il candidato che perde la possibilità di ottenere un lavoro. Per l’azienda che perde l’occasione di conoscere un candidato qualificato. E per l’agenzia di intermediazione stessa, che svolge male il suo lavoro.

Su questa base, David ha riflettuto su due strategie che i candidati dovrebbero adottare quando stanno cercando di cambiare lavoro. Soprattutto valide per quelle persone che hanno già una certa esperienza lavorativa alle spalle.

Ecco quali sono.

1) Parla alle persone e non alle aziende

Per tanti anni il mercato del lavoro ci ha insegnato a incastrarci in delle candidature ingessate. Presentarsi in un certo modo, con strumenti e un linguaggio stereotipati.

In realtà, la persona che risponde alla tua candidatura e ti valuta non è un’azienda ma una persona.

Questo deve farti riflettere sul fatto che devi adattare il tuo linguaggio alla persona che ti legge e non all’azienda.

Le persone prendono decisioni su base emotiva. Se un recruiter incontra un candidato che gli trasmette sensazioni positive, che è empatico, e che si sintonizza sulla sua stessa lunghezza d’onda, quel candidato partirà da una posizione di vantaggio.

2) Vai alla fonte

Come raccontato dalla storia di David, molto spesso una mossa decisiva potrebbe essere semplicemente quella di scavalcare eventuali intermediari nel processo di selezione e parlare direttamente all’azienda.

Pensa che da una ricerca fatta da Randstad nel corso del 2020, è risultato che solo il 7% chi ha cambiato lavoro lo ha fatto tramite intermediari.

Ci sono tantissime figure intermedie: agenzie di ricerca e selezione del personale, head hunter, career coach. E chi più ne ha più ne metta! 😉

Eppure, tutti insieme sono coinvolti in meno di un cambio di lavoro su 10. Il resto viene da networking, risposte ad annunci diretti e ricerca attiva.

Quindi, ancora una volta, questo indica come sia fondamentale riuscire a stabilire un link diretto con l’azienda.

Come ha fatto David, allora, elimina gli intermediari e vai alla fonte!

Concentra i tuoi sforzi sulla presentazione iniziale

Fin qui hai capito che per cambiare lavoro a 40 anni è fondamentale parlare direttamente alle aziende.

Prima di raccontarti che cosa dire esattamente, vorrei soffermarmi sull’importanza di preparare estremamente bene la fase iniziale di presentazione.

Come sappiamo, il processo di selezione è un processo lungo – in alcuni casi anche molto – e fatto di diversi step.

Prima di tutto, è importantissimo definire il proprio obiettivo professionale. Che tipo di cambiamento vuoi fare? Verso quale azienda e quale ruolo? Questo lavoro di autoanalisi ti permetterà poi di impostare tutto il resto.

Senza voler addentrarmici qui, ti rimando a questa guida che ho scritto su come trovare lavoro. Troverai tutti i vari passaggi spiegati nel dettaglio.

Detto questo, torniamo all’importanza della presentazione.

Se ti chiedessi quanti curriculum hai inviato nella tua vita lavorativa fino ad oggi, sapresti rispondermi?

Ora, prova a rispondere a questa domanda: di tutti i cv inviati, quante volte ti hanno chiamato per un colloquio?

E una volta fatto il colloquio, quante volte sei riuscito a farti assumere?

Io non ricordo esattamente quanti curriculum ho inviato nella mia vita. A occhio e croce posso però dire che di tutti i cv inviati, probabilmente sarò arrivato a colloquio nel 10% dei casi.

Una volta arrivato a colloquio, la mia percentuale di successo aumenta drammaticamente.

Certo, non tutti i colloqui possono andare a buon fine, ma sono abbastanza sicuro del fatto che, una volta arrivato a colloquio, riesco a giocarmi alla grande le mie carte!

Questo veloce quanto semplice esempio dovrebbe averti aiutato a capire l’importanza di lavorare sulla presentazione.

Come ti presenti a un’azienda, le informazioni che decidi di comunicare e come lo fai, possono aumentare notevolmente la possibilità di ottenere un colloquio.

Forse anche tu, come me, ti sei reso conto che nel 90% delle volte vieni scartato in fase di candidatura.

Se giri un po’ su LinkedIn è la lamentela del momento:

…ho mandato 100 curriculum e nessuno mi ha contattato, maledetti recruiter!

Molti ignorano che non hanno i requisiti per il lavoro al quale si stanno candidando.

O magari ce li hanno, ma il loro profilo è stato sovrastato numericamente da centinaia di altri. E a quel punto, per il selezionatore che si trova a dover scrutinare centinaia di curriculum, è umano fare qualche errore.

Quindi, lavorare su una presentazione memorabile ti aiuterà a superare questo scoglio iniziale e emergere sulla concorrenza!

Non solo, ti metterà in una posizione di assoluto vantaggio anche durante il colloquio.

Infatti, la maggior parte delle persone che mandano un curriculum standard e fanno il colloquio, vengono valutate in maniera tradizionale.

Se invece tu ti presenti in modo eccezionale, scrivendo le cose che i recruiter vogliono leggere, hai fatto gran parte del lavoro!

Sarà come se la persona che ti fa il colloquio ti conoscesse già. E se ti ha chiamato per il colloquio, è perché quello che gli hai raccontato lo ha già convinto che tu sia la persona giusta.

Il colloquio servirà “solo” per confermare questa impressione.

A questo punto, non ci resta che scoprire cosa scrivere in questa fantastica presentazione! 😉

Cambiare lavoro a 40 anni: come presentarti alle aziende

esempi lettera di presentazione in inglese

Foto di Tumisu da Pixabay

Valorizza la tua esperienza

Ora veniamo a quella che possiamo definire la parte principale di questo articolo su come cambiare lavoro a 40 anni.

Fin qui abbiamo detto dell’importanza di parlare direttamente alle aziende alle quali ti vorresti presentare. E di farlo saltando tutti gli step intermedi fatti di agenzie, head hunter e altre figure che potrebbero ostacolarti solo per la tua età.

A questo punto, come rendere memorabile il tuo messaggio diretto verso l’azienda? La risposta a questa domanda è relativamente semplice.

Se ti chiedessi qual è la differenza principale tra un junior e un senior, cosa mi risponderesti?

In una parola sola: esperienza.

Allora, se vuoi farti preferire a una persona più giovane e meno costosa di te c’è solo una cosa che devi fare: valorizzare la tua esperienza.

Attenzione però. Non si tratta semplicemente di raccontare “lavoro da 20 anni” per ottenere un colloquio. Il fatto di avere decenni di esperienza lavorativa alle spalle non è necessariamente sinonimo di capacità uniche.

Quando parlo di valorizzare la tua esperienza, ci sono due cose su cui devi puntare:

  1. Concentrati sui problemi che hai risolto
  2. Parla dei risultati che hai ottenuto

Se ci pensi, un’azienda, un imprenditore, quando pubblica un annuncio di lavoro è perché ha un problema che deve essere risolto.

Se tu cominci a parlare di problemi risolti, il più simili possibili rispetto a quelli che ha l’azienda, farai scattare una lampadina negli occhi di chi ti legge.

Ovviamente, per fare un lavoro fatto bene e davvero di impatto, va fatta una ricerca specifica. Una ricerca sull’azienda, sui problemi che sta affrontando, sulle evoluzioni del mercato in cui opera. Se stai rispondendo a un annuncio, la job description ti potrebbe dire già molto sui potenziali problemi dell’azienda.

Il secondo motivo per cui le aziende assumono, oltre che per risolvere problemi, è quando devono raggiungere un obiettivo.

Allora, per distinguere dalla massa, parla dei risultati che hai raggiunto. I risultati possono essere di vario tipo, anche a seconda della funzione aziendale: di carattere economico, finanziario, organizzativo.

Se racconti esattamente i problemi che hai risolto, gli obiettivi che hai raggiunto, stai pur certo che attirerai l’interesse di chi ti legge.

Se sei stato abbastanza convincente, partirai da una posizione di netto vantaggio rispetto a tutti gli altri.

In qualche modo, il recruiter, il manager, l’imprenditore, ti avranno già scelto nella loro mente!

Ti manca solo un ultimo passo, allora: portare le testimonianze.

Porta le testimonianze

L’altro aspetto fortemente legato all’esperienza lavorativa è quello delle testimonianze.

Pensaci un attimo: sicuramente, se hai tanti anni di esperienza alle spalle, avrai anche girato diverse aziende. O, quantomeno, conosciuto e collaborato con tante persone: colleghi, clienti, fornitori.

Molto probabilmente, avrai conosciuto e lavorato con più persone di quanto non abbia fatto un junior alle prime esperienze.

Ecco quindi un’arma ulteriore da sfruttare a tuo vantaggio per cambiare lavoro a 40 anni: le testimonianze.

Intanto, parto da una considerazione fatta dallo stesso David Buonaventura durante l’episodio.

La considerazione è che viviamo in un mondo effimero, fatto di apparenze. Un mondo social dove basta veramente poco per costruirsi una realtà parallela. E far credere alla gente che ti guarda che quella è la tua vita reale.

C’è chi dice che la percezione della realtà rappresenta la realtà stessa. Essere un buon comunicatore fa il resto.

Ti dico questo per farti capire che oggi online tutti possono dire tutto. Per risultare davvero credibili, allora, c’è bisogno di certezze e concretezza.

Per dimostrare di non essere dei “cazzari”, cosa c’è di meglio di portare delle testimonianze reali?!

Si tratta di una prosecuzione del lavoro fatto nel punto precedente. Nella tua presentazione diretta all’azienda, racconterai i problemi che hai risolto e i risultati che hai raggiunto.

E per dimostrare che non stai raccontando fandonie, porterai delle testimonianze a supporto 😉

In altre parole, l’idea è: “…ti dico quello che ho fatto e ti do le prove con le testimonianze”

Molto spesso, si ha timore a chiedere delle referenze per non si sa quale motivo.

Ma se hai una lunga esperienza, hai lavorato bene, e te le sei meritate, chiedile pure perché nei hai diritto!

Rivolgiti alle persone che hanno lavorato con te e che hanno stima di te.

Potresti scoprire che non arrechi loro nessun disturbo, anzi saranno ben liete di farlo. Infatti, nella persona che riceve questo tipo di richiesta, scatta qualcosa di molto positivo.

Prova a pensarci. Se ti sei rivolto specificatamente a lui/lei è perché la consideri una persona di cui hai stima. A sua volta, quindi, l’altra persona ti aiuterà volentieri lasciandoti una testimonianza, raccontando qualcosa della tua esperienza e del lavoro fatto insieme.

Il massimo sarebbe che questa “recensione” ti venisse fatta pubblicamente su LinkedIn. Sarebbe un segnale di esposizione ancora più forte.

Quindi, cosa aspetti?! 😉

Inizia fin da subito a fare una lista di persone a cui potresti/vorresti chiedere una testimonianza e contattale una per una!

Cambiare lavoro a 40 anni: conclusioni

Siamo arrivati alla fine di questo articolo su come cambiare lavoro a 40 anni.

In realtà, quanto riportato nell’articolo e nell’intervista a David Buonaventura, è utile per qualsiasi figura professionale che ha più di qualche anno di esperienza lavorativa 😉

Come sempre, ti ricordo che se hai voglia di raccontarmi cosa ne pensi dell’articolo (o su qualsiasi altra cosa ti venga in mente), puoi scrivermi dal form che trovi nella pagina Contatti.

Prima di salutarci, ti riepilogo brevemente quello che abbiamo visto all’interno dell’articolo:

  1. Parla direttamente con le aziende, alle persone. Per evitare di farsi tagliare fuori da intermediari che pensano che tu sia troppo vecchio per cambiare lavoro, salta tutti gli step intermedi e parla direttamente con le aziende alle quali vorresti presentarti. Non solo, considera che stai parlando non a un’entità astratta ma a una persona. Usa un linguaggio informale il giusto e sii empatico nella tua comunicazione.
  2. Valorizza la tua esperienza. Rispetto a un junior, hai un’arma che deve essere sfruttata appieno: la tua esperienza. Valorizzala al massimo quando ti presenti alle aziende raccontando due cose: i problemi che hai risolto e i risultati che hai ottenuto.
  3. Porta le testimonianze. Non fermarti a un racconto statico. Fornisci le prove di quello che dici. Raccogli testimonianze dalle persone con cui hai collaborato in questi anni. Testimonianze sincere e sentite sono il miglior biglietto da visita per presentarti a un potenziale nuovo datore di lavoro.

Ora, se ti va di approfondire ulteriormente il metodo elaborato da David Buonaventura, ti rimando al suo sito Colloquio Diretto.

Un saluto da Vins 😉

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